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      Via Toselli 1 - Giovinazzo (Ba)         Dal Lunedì al Venerdì 09:30 –13:00 17:00 – 20:00 Sabato 09:30–13:00 

Affrontare le difficoltà nel rugby per disabili

Barriere fisiche e adattamenti

Il campo è una giungla di ostacoli invisibili. Spazio ristretto. Terreno irregolare. La sedia da rotelle può impantanarsi in una buca di sabbia, ma il giocatore non si arrende. Qui entra in gioco la tecnologia: ruote a presa, supporti modulari, sprint di prova. Il coach non può più ignorare la ergonomia; dovrebbe progettare la linea di meta come una pista di accelerazione, non una trappola. Se il materiale non è adeguato, il risultato è una perdita di ritmo e di fiducia, un ciclo vizioso che affonda le performance.

Il peso mentale, l’autostima

Guardare l’avversario è già di per sé una sfida, ma quando la tua percezione del corpo è alterata, ogni passaggio diventa un dubbio. La mente corre a schivare le critiche interne, a volte più violente di quelle dei rivali. Qui è dove l’esperto deve alzare la voce: “Non sei un limite, sei un modello”. Le sessioni di visualizzazione non servono a far volare; servono a radicare la convinzione che il contatto sia un’opportunità, non una minaccia. La resilienza si costruisce in silenzio, tra un tackle e l’altro, quando il sudore non scende più, ma il cuore batte più forte.

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Strategie operative

Allenamento mirato. Pieghe di forza, sprint di reazione, dribbling con la palla modificata. Non è “allenare per tutti”, è “personalizzare per ognuno”. I gruppi di supporto devono parlare la stessa lingua del campo: linguaggio di segnale, comunicazione tattica, segnali di sicurezza. Un esercizio di passaggi rapidi con la mano sinistra migliora la coordinazione, ma un drill di “spinta in curva” migliora la capacità di girare senza perdere velocità. Il coach deve essere il catalizzatore, non il freno. Il risultato è un gioco più fluido, più veloce, più inclusivo.

E ora, smetti di rimandare: organizza una sessione di prova, prendi la sedia, imposta il primo tackle. Azione immediata, nessuna scusa.

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